VALENTINA CASALINI
a cura di Margherita Cestari
26.09 - 17.10.2025
Exhibition opening Venerdì 26.09.2025 18.30
00A GALLERY TRENTO - via della Malvasia 53 - TRENTO
L'esposizione sarà aperta dal 26.09 al 17.10.2025
Sarà visitabile giovedì 2-9-16 ottobre dalle 17.00 alle 19.30
Per visite in altri orari è necessaria la prenotazione al numero 349.1440199
ENTRATA LIBERA
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La fotografia, nella sua essenza tecnica e poetica, è l’arte che più si fonde con lo scorrere del tempo: lo fissa nell’istante, trasformandolo in memoria visiva. Chi si pone dietro l’obiettivo cerca di fermare un frammento di realtà, di trattenere quello che, nell’esatto istante in cui accade, sta già svanendo.
Anela a quell’attimo, breve e preciso, in cui realtà e sguardo coincidono.
Casalini, nei suoi scatti, coglie quell’attimo, rendendolo però un elemento cardine in grado di disorientare chi si pone di fronte all’immagine finale, conducendo verso un tempo nuovo.
L’attimo è presente e al contempo sfugge; si mostra ma lascia intravedere un margine percettibile di vuoto e incertezza. Colte nel silenzio di quell’attimo che divide il giorno dalla sera, le sue immagini sembrano trattenere il tempo, durando in esso, sospenderlo in un decorso silenzioso, muto e denso.
Non sono semplici, precisi, frammenti congelati, ma istanti duraturi sospesi, impregnati di un tempo più lungo, un tempo interiore.
Questa sospensione così impalpabile, eterea e sfuggente si traduce in materia.
Gli scatti di Casalini restituiscono una fisicità quasi tattile. Le atmosfere si fanno corpose, stratificate.
La fotografia, arte immateriale per eccellenza, capace di catturare la luce, trasformandola in immagini, torna qui a farsi memoria tangibile dell’effimero, impronta materica dell’invisibile. Il rumore delle immagini, tradotto in grana, imperfezione e disturbo, si trasforma in suono. Un suono sordo, muto, che non è composto da onde sonore che, come tali, dovrebbero seguire il canonico percorso dei suoni, venendo convogliate nel condotto uditivo, facendo vibrare il timpano, trasformandosi in impulsi elettrici che il nostro cervello decodifica e riconosce come suono. No, è un suono che nasce da dentro. È una vibrazione sottile, che scuote i sensi dell’animo umano, assordante nella sua impercettibilità.
Ed è proprio attraverso questo sentire che si entra nel cuore delle fotografie di Casalini.
Lo sguardo razionale, che incontra l’attenzione compositiva della fotografa, diventa conduttore per quel suono interiore che permea le immagini. Per alcuni è puro silenzio, per altri rumore bianco, per altri ancora un’eco lontana. È l’esperienza di un’emozione passata che con sottile stupore ritroviamo nel presente, riportata a galla da memorie che credevamo perdute.
Così ogni fotografia, trasformandosi in colonna sonora intima, visiva ed esistenzialista, fonde gli spazi fotografati, con il tempo dello scatto e con esso il tempo presente, con ciò che ci circonda e soprattutto con noi stessi. Gli ambienti ritratti, spesso spazi architettonici periferici o camere vissute colme di un’aria abbandonata, diventano scenografie interiori, trasposizioni visive di un senso nostalgico pervasivo e totalizzante.
Le immagini di Casalini si muovono costantemente tra opposti: materia ed effimero, tangibile e intangibile, interno ed esterno. Questa danza fatta di ossimori e contrasti, così fragile e continua, perdura in un tono profondamente esistenziale.
Nel gesto fotografico proprio della fotografa, in quella raccolta di attimi eterni e sospesi che sommandosi delineano il suo essere, si pronuncia un’affermazione, un atto puro di esistenza.
Ogni scatto trattiene un tempo che non è più qui: angoli di casa e frammenti di mondo, presenze assenti, oggetti svuotati della loro funzione. Tracce di ciò che è stato o che forse non sarà mai.
Un essere qui, presenti a sé stessi.
Un essere soli, mentre qualcosa è già finito.
Ph:
Nicola Morandini