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Il terzo progetto espositivo della rinnovata galleria meranese 00A Gallery, vedrà protagoniste dal 24 gennaio al 6 marzo, le opere del fotografo Nicola Morandini. L’inaugurazione della mostra “Moon Landing” si terrà venerdi 24 Gennaio alle 19.00.
L’esposizione, a cura di Marco Cillis, presenta una serie di fotografie realizzate sull’isola di Pantelleria, la più grande tra le isole circumsiciliane, non lontana dalle coste della Tunisia. La mostra di Nicola Morandini rimane aperta fino al 6 Marzo 2020, dal sabato (ore 15-19) alla domenica (ore 10-12). Giovedì 30 Gennaio alle ore 20.00 l’artista sarà a disposizione del pubblico e introdurrà personalmente la mostra. Entrata gratuita.

“La ricerca che Nicola Morandini presenta sotto il titolo di Moon Landing è l’esito di un’esplorazione- come spesso avviene nel suo lavoro- attraverso l’alfabeto di un luogo, l’Isola di Pantelleria. I suoi scatti sono misurati sintagmi di un fraseggio più ampio che ci permettono di decifrare un territorio, ricostruendone i confini, i caratteri identitari, le texture dei materiali da costruzione, in un’operazione che va oltre la narrazione, che dà spazio all’osservatore di costruire percorsi interpretativi che pescano nel vissuto di ognuno.
Pantelleria è un testo complesso, lontano dal comune immaginario che fa dell’isola in mezzo al mare un locus amoenus a cui ambire. È un’isola aspra se la si guarda con gli occhi del turista: niente spiagge, un maestrale battente spesso fastidioso, pochi comfort. È altresì un luogo sorprendente se lo si guarda con l’occhio curioso di chi vuole comprendere le ragioni profonde di un paesaggio rurale che ha il carattere di un ricamo fatto di muri a secco, di nuclei abitati di aggregati bianchi che si adagiano su una topografia spesso tormentata, di una vegetazione lussureggiante che spiazza le logiche della latitudine.
L’allunaggio descritto in queste immagini lavora su una doppia scala: quella dell’orizzonte, restituendo brani di cielo che raccontano profili lontani, nuvole in viaggio, fasci di luce che determinano un bianco e nero netto, e quella della prossimità, del dettaglio, nella capacità di far sembrare altro l’estradosso delle cupole dei dammusi- le tipiche abitazioni pantesche- così che la superficie rivestita di calce diventi la pelle di un pianeta arcano, su cui strane creature posano la propria ombra.
Fedele ai suoi codici, il fotografo ci regala anche poetici corti circuiti, piccole antinomie che colgono il fortuito dialogo tra elementi tra loro distanti- una cisterna abbandonata, un cane in attesa-  in un’operazione che trascende la (ricerca) estetica dei luoghi e si apre al racconto”.